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Prostata e PSA



Da qualche anno , sempre più frequentemente quando ci si reca dal proprio medico o dallo specialista urologo, sentiamo parlare di un esame: il PSA.
Una sigla misteriosa che soprattutto dagli anziani di sesso maschile viene vista con sospetto e timore.

Cos’è il PSA?

E’ il dosaggio nel sangue di una particolare proteina (in senso tecnico antigene di superficie) che viene prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica. Quindi tutti gli uomini presentano valori positivi di PSA mentre nelle donne non è possibile dosarlo.

Il punto è: quando questo valore è patologico? Questo marker fu introdotto agli inizi degli anni ’90 e fu accolto come una scoperta rivoluzionaria perché finalmente si era trovato un marker, un esame da fare con un semplice prelievo di sangue, che poteva individuare precocemente un tumore della prostata. Negli anni, però, in seguito a studi scientifici molto accurati ed alcuni recentissimi, si è potuto dimostrare che ciò non è sempre vero poiché un aumento del valore del PSA può essere legato a svariate cause:

1) infiammazione della prostata (le prostatiti ad esempio)
2) una voluminosa ipertrofia benigna della prostata)
3) un’indagine strumentale dell’uretra o endorettale ( una cistoscopia, un’eco prostatica trans-rettale)
4) un’ esplorazione rettale
5) un rapporto sessuale recente.

Viceversa un valore molto basso da solo non esclude una neoplasia maligna della prostata.
Allora cosa bisogna fare?
A tutt’oggi la visita urologica con esplorazione prostatica rimane la migliore indagine per evidenziare un eventuale tumore prostatico. Anche l’ecografia prostatica trans –rettale è di aiuto, ma sempre integrando una visita specialistica.

E’ chiaro che un valore molto alto di PSA è fortemente sospetto per una diagnosi di carcinoma, ma quello che fa di questo esame un elemento insostituibile nella pratica urologica clinica è la possibilità di monitorare, seguire nel tempo l’evoluzione della malattia neoplastica e soprattutto di verificare l’efficacia della terapia sia essa medica che chirurgica che radioterapica. Per un urologo un aumento del PSA in corso di terapia ormono soppressiva, ad esempio, sta a significare che la stessa non è più efficace e si è verificata una ripresa del processo neoplastico. Un PSA ai limiti della norma o di poco superiore ad essi non deve preoccupare eccessivamente, non è sicuramente un segno di tumore, poterebbe benissimo essere un valore che per il nostro organismo è normale. Questo lo deciderà lo specialista con indagini più accurate, e non sempre si dovrà far ricorso ad una biopsia prostatica.