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La terapia non medica della ipertrofia prostatica



L’ ipertrofia prostatica benigna (adenoma prostatico) è una delle patologie di più frequente riscontro nella popolazione maschile dopo i 50 anni.
Va precisato comunque che, se si effettua un esame ecografico addominale per un controllo generico o per altra patologia, il riscontro di un aumento della ghiandola prostatica, per una patologia benigna, lo si può rilevare già in una fascia d’età decisamente inferiore in assenza totale di sintomi urinari.

Ecco il punto. Non sempre e soprattutto non subito un’ipertrofia della prostata necessita di terapia. Questa è utile solo se il paziente riferisce difficoltà alla minzione, una frequenza aumentata, bruciore minzionale, la presenza di sangue nelle urine oppure quando, in apparente benessere, ad una ecografia urologia si riscontra un mancato vuotamento magari associato a dilatazione delle vie urinarie alte ( ureteri e reni).

La sola diagnosi di ipertrofia prostatica non deve allarmare e soprattutto non obbliga sempre l’ urologo a prescrivere una terapia che sia medica o chirurgica. La grandezza dell’adenoma è importante soprattutto per la scelta del tipo di intervento chirurgico, ma si può rilevare un aumento considerevole del volume con assenza di difficoltà urinaria e viceversa una ghiandola piccola che determina un blocco urinario che rende necessaria la cateterizzazione. In questo caso la presenza di un piccolo lobo medio prostatico che fa da valvola, impedisce un corretto vuotamento urinario determinando imponente sintomatologia urinaria. Questa precisazione è fondamentale per comprendere la scelta di un corretto percorso terapeutico. Nel caso di lobo medio la terapia medica può poco o nulla.

I farmaci di nuova generazione che determinano un rilascio del collo vescicale (quella parte della vescica che l’aumento dei lobi laterali prostatici tende a restringere) non migliorano sensibilmente la sintomatologia poichè l’effetto valvola non viene eliminato. Quando invece si rileva un aumento dei lobi laterali anche se voluminoso allora la terapia medica ha più successo.
In questo caso, oggi, si utilizzano i farmaci così detti alfa-litici che, rilasciando i recettori presenti sul collo della vescica, migliorano la minzione evitando l’intervento chirurgico o quanto meno procrastinandolo. Ciò è particolarmente vantaggioso in pazienti giovani che non intendono sottoporsi ad intervento per le conseguenze che può causare un intervento demolitivo prostatico (per esempio l’assenza di eiaculazione). Una terapia invece che agisce non tanto sul sintomo ma direttamente sulla ghiandola prostatica è quella che utilizza farmaci (finasteride ed oggi dutasteride) che bloccano un’enzima, la 5 alfa reduttasi che permette la trasformazione del testosterone. Questa azione determina, dopo un periodo di alcuni mesi, una riduzione volumetrica e in molti casi una attenuazione dei disturbi urinari.